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Itinerario on the road verso la Ionia d’Asia

Oggi, con il mio primo articolo, voglio raccontarvi uno dei viaggi-avventura più belli che abbia fatto finora! Non è facile riassumere 20 giorni così intensi in una pagina e forse potrò risultare un po’ prolissa, ma tengo molto alla dimensione emozionale di questo viaggio che spero di trasmettervi mentre mi leggete. Attraversiamo quindi il Mediterraneo fino sue coste orientali, in quella che nella Grecia antica era chiamata Ionia d’Asia, una regione dell’Asia Minore (oggi Turchia), che prende il suo nome dagli Ioni, popolazione di stirpe ellenica che attorno al IX secolo a.C. si stabilì qui fondando delle colonie.

La Ionia d’Asia, che raggruppava le città di Efeso, Mileto e Dydyma e le isole di Samos e Chios, visse un periodo di grande prosperità economica e culturale grazie ai fiorenti commerci con la madrepatria (Atene e Grecia continentale) e all’influenza mediorientale dei popoli vicini, che permisero di dar vita ad un contesto culturale e ad espressioni artistiche unici per quei tempi.

Forse complici anche i miei studi umanistici, ho sempre subito il fascino del mondo classico, della raffinatezza e ricerca di perfezione nelle sue forme artistiche, dell’attitudine dei suoi pensatori, affamati e mai sazi di sapere e conoscenza, che hanno posto poi le basi della filosofia e della civiltà occidentale odierna.

Partiamo dunque per questa “Odissea” premeditata. Odissea perchè direte voi…semplicemente perchè io e la mia famiglia di temerari abbiamo deciso di andare in Turchia….IN AUTO!!!!!!! Follia forse, ma ne è valsa assolutamente la pena.

Lungo l’antica Via Egnatia

Partiamo quindi da Padova, all’alba di una calda giornata di luglio, e ci dirigiamo a Bari per imbarcarci alla volta di Igoumenitsa. Ci sono due compagnie che collegano l’Italia alla Grecia: Super Fast Ferries ha collegamenti giornalieri da Venezia, Ancona e Bari per Igoumentisa e Patrasso, e Grimaldi Lines da Ancona e Brindisi con prezzi più economici rispetto a Super Fast Ferries, ma con tempi di percorrenza più lenti.

Ci imbarchiamo con l’auto alle ore 20.00 al porto di Bari e lasciamo l’Italia con un magnifico tramonto e la Basilica romanica di San Nicola alle mie spalle. L’arrivo è previsto alle ore 4.00 a Igoumenitsa, ma intanto mi godo la lenta discesa del sole sull’orizzonte e l’arrivo della notte sulla poppa della nave, accarezzata da una leggera brezza e inebriata dal profumo del Mediterraneo, che già mi trasportava con la mente al di là dello Ionio.

Il viaggio lento, caratteristico della nave, permette di assaporare l’atmosfera e di meditare sulla storia dei luoghi che si attraversano e in quel momento mi trovavo proprio sul tracciato di una delle più antiche vie di percorrenza tra Est e Ovest, la Via Egnatia. La Via Egnatia è una direttrice millenaria che collegava, e collega tutt’ora, il basso Adriatico a Istanbul e, per raggiungere la mia destinazione finale, ho viaggiato lungo quasi tutta la sua distanza (vedi cartina sopra B, C, D, fino a Çanakkale). Forse sono un’inguaribile sognatrice e nostalgica di tempi mai vissuti, ma questa attitudine di guardare sempre al passato mi induce a vedere la realtà con occhi diversi, immaginando contesti e tempi lontani, compiendo un vero e proprio viaggio nel viaggio.

Tappa 1: Alessandropoli

Arriviamo ad Igoumenitsa alle ore 5.00 e, una volta lasciata alle spalle il porto, ci dirigiamo ad est alla volta di Alessandropoli, città della Tracia vicina al confine con la Turchia dove passeremo la notte. Dopo 6 ore lungo l’autostrada che percorre la Grecia settentrionale, l’ Egnatia Odos, giungiamo finalmente ad Alessandropoli all’hotel Alexander Beach Hotel & Spa, elegante e moderno, con spiaggia privata, centro benessere e a pochi minuti d’auto dal centro città, ideale per ricaricare le pile dopo due giorni di viaggio.

La sera decidiamo di uscire per fare un giro in centro. Avevamo inizialmente scelto Alessandropoli solo perché tappa strategicamente comoda per il nostro viaggio. Non avevo alcun tipo di aspettativa sulla città, che invece si è rivelata essere molto vivace e piena di localini sul lungomare, oltre ad essere una città bike-friendly, cosa assolutamente rara in Grecia. Vi consiglio quindi una fermata per una breve visita se doveste essere di passaggio!

Tappa 2: Troia e Ayvalik

La mattina seguente ci svegliamo di buon’ora e lasciamo con dispiacere l’oasi di pace dell’Alexander Hotel e ci dirigiamo verso l’Anatolia, la terra dove “sorge il sole”, dal greco “ανατολη” (anatolì ), così chiamata dai Greci e Bizantini perchè ad Est rispetto ad Atene e Costantinopoli.

Il confine tra Grecia e Turchia si trova lungo il fiume Evro, spesso teatro di tensioni tra i due paesi. I rapporti tra Grecia e Turchia sono costantemente tesi, soprattutto per le vicende storiche del secolo scorso, che hanno visto prima lo scambio di popolazioni negli anni ’20 del Novecento, poi la cacciata della minoranza greca da Costantinopoli negli anni ’50 e la successiva “Questione cipriota“, tema ancora caldo e fonte di numerosi screzi ancora oggi.

Tornando al viaggio, dopo aver superato i numerosi check-point presenti al confine (abbiamo impiegato circa 45 min e senza code!), puntiamo dritti a Çanakkale, primo porto della Turchia asiatica dove approdiamo dopo aver attraversato l’epico braccio di mare che divide le “due Turchie”, il leggendario Stretto dei Dardanelli. Prima di imbarcarvi però, vi consiglio di fare una visita al Museo e al Sito della Battaglia di Gallipoli, luogo simbolo della Prima Guerra Mondiale, dove i turchi inflissero una pesante sconfitta alla Triplice Intesa, che perse l’impressionante cifra di 250.000 uomini. Vi consiglio il film “The Water Diviner” con Russel Crowe se vi interessa approfondire questa pagina di storia.

Dopo 30 minuti di auto da Çanakkale, raggiungiamo uno dei siti più magici e famosi della storia: la città di Troia. Purtroppo non è rimasto granchè da vedere a causa dei numerosi incendi che l’hanno flagellata nei secoli, ma in alcuni punti si riescono ancora ad intravedere i vari “strati” della città corrispondenti alle dieci fasi di costruzione di Troia. Più che la parte puramente archeologica, è affascinante il contesto paesaggistico che circonda il sito; una vasta campagna senza tempo abbraccia la città teatro di una delle guerre più lunghe ed estenuanti della storia e in lontananza si intravede il mare, che Omero racconta invece essere a breve distanza dalle sue mura. Elemento simbolo di Troia oggi è un modello del cavallo di legno posto all’entrata, con cui gli Achei riuscirono ad entrare in città e far capitolare i troiani.

Il cavallo di Troia

Al termine della visita, riprendiamo la macchina alla volta di Ayvalik, cittadina sul mare situata di fronte all’isola di Lesbo. Ci sistemiamo per la notte all’ hotel Ferahi Evler, un piccolo boutique hotel a conduzione familiare con una bellissima veranda sul mare. C’è da dire che Ayvalik è meta soprattutto di turismo prevalentemente turco e spesso diventa complesso comunicare perchè in pochi parlano inglese e la lingua dei segni spesso si è rivelata la nostra ancora di salvezza!

Tappa 3: Pergamo e Kusadasi

A circa 50 min da Ayvalik, sorge l’acropoli ellenistica della città di Pergamo, capitale di uno dei quattro regni che raccolse l’eredità di Alessandro Magno dopo la sua morte. Questa città, costruita per rivaleggiare con Atene per bellezza e ricchezza, è forse uno dei luoghi più impressionanti che abbia mai visto.

Particolare del tempio di Demetra a Pergamo

Il sito è raggiungibile tramite una funivia dalla città bassa o a piedi, ma sconsiglio vivamente quest’ultima opzione. Una volta arrivati alla città alta, si ha come un senso di vertigine, tanto è alta la Pergamo ellenistica rispetto alla città nuova, che domina con la sua imponenza. Camminando tra i resti si può vedere la base del celebre Altare di Pergamo, oggi conservato al Pergamonmuseum di Berlino, ma l’elemento che più resta impresso è senza dubbio il teatro, scavato sulle pendici di una montagna e con la cavea situata sul bordo di un precipizio, un unicum se si considerano la sua eccezionale pendenza e la capienza da 10.000 posti a sedere.

Teatro di Pergamo

Il viaggio prosegue poi per Kusadasi, rinomata meta turistica internazionale a sud di Izmir. L’hotel Villa Konak, che fungerà da base per gli spostamenti dei giorni successivi, è un grazioso Konak ottomano abitato da 200 anni dalla famiglia che oggi lo gestisce e che l’ha ristrutturato per destinarlo all’ospitalità turistica. Un piccolo angolo di paradiso, lontano dalla movida del lungomare, dove alle 17.00 viene servito il çay (tè nero turco) nel giardino interno, accompagnati dal richiamo del muezzin e da una musica nostalgica proveniente da una vecchia radio di famiglia.

Il lungomare nella stagione estiva è molto turistico e vivace e si possono trovare sia ristoranti con cucina internazionale sia turca, così come anche nelle zone di shopping si alternano bazaar alle catene e ai marchi internazionali. Degno di nota è il ristorante Öz Urfa, che offre una cucina rigorosamente turca e degli ottimi kebap, che non ha nulla a che vedere con il döner kabap a cui siamo abituati in Italia. Tipicità di questo ristorante, assolutamente imperdibile e che non trovato poi da altre parti, è il pane anatolico, preparato al momento da un panificatore addetto che lo cuoce in un forno a legna per 15 minuti. SPAZIALE!

Pane anatolico

Tappa 4: Efeso e il Milli Park

Con 20 minuti di auto da Kusadasi, si raggiunge il sito archeologico di Efeso, una delle principali città della Ionia d’Asia, celebre per la ricostruzione per anastilosi della facciata della Biblioteca di Celso che ha riportato l’edificio al suo antico splendore.

Biblioteca di Celso

Alla vista di una tale capolavoro, sono certa che anche il meno esperto di archeologia ed arte provi i sintomi della cosiddetta Sindrome di Stendhal. Penso di essermi soffermata circa 40 minuti a contemplare ogni singolo dettaglio scultoreo, la perfezione architettonica e la raffinatezza delle decorazioni, livelli che non ho mai visto in dieci anni che giro la Grecia in lungo e in largo!

Lentamente, gli archeologi stanno recuperando anche altre parti della città, come il Teatro e l’adiacente Via Sacra, che giungeva fino al porto.

A sud di Kusadasi, di fronte all’isola greca di Samos, sorge un parco protetto, il Milli Park dove si può entrare pagando l’ingresso ad una modica cifra (5 Euro circa compresa macchina) e accedere alle spiagge attrezzate. Il parco è popolato la numerose varietà di animali selvatici, tra cui i cinghiali,  totalmente innocui e abituati alla presenza dell’uomo, che spesso scendono dai boschi alla spiaggia in cerca di cibo. Le acque del Milli Park sono estremamente limpide e cristalline e si alternano lunghe spiagge sabbiose a fondali rocciosi, che esaltano ancor più il verde del mare riflesso dalle piante della macchia mediterranea presente in tutto il parco.

Le acque cristalline del Milli Park

Il mio peregrinare per la Turchia e per il Mediterraneo non finisce però qui! Finora abbiamo percorso solo 2.400 km da quando siamo partiti da Padova e ne mancano altri 2000 prima di tornare alla base! Sapete immaginare quali saranno le prossime tappe? Prendete una mappa e vediamo se riuscite ad indovinare…!

Vi aspetto al prossimo articolo, più curiosi che mai!

Sognatrice e nostalgica, amo la storia, l’arte classica e l’attualità. Prediligo le destinazioni meno conosciute e rifuggo le masse di turisti. Mi piace entrare a contatto con la comunità locale e conoscerne i segreti. Destinazione preferita: i paesi del Mediterraneo.

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