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Dubrovnik in bassa stagione

Lord Byron la definì “perla dell’Adriatico”, George Bernard Shaw, premio Nobel per la letteratura nel 1925, ne rimase talmente affascinato che la definì “paradiso terrestre”, solo per citare i più noti. La bellezza di Dubrovnik è tanto antica quanto imperitura e molti sono stati i personaggi illustri che sono rimasti incantati da questo gioiello nel cuore dell’Adriatico nel corso dei secoli.

Panoramica sull’isola di Lokrum dalle mura di Dubrovnik

Dubrovnik, o Ragusa, venne fondata nel VII secolo dagli abitanti di Ragusa Vecchia, colonia fondata dai greci di Epidauro nel VI sec. a.C. (oggi Cavtat), i quali si arroccarono qui, a Ragusium, per sfuggire alle invasioni degli Avari e degli Slavi. In seguito, la città passò sotto la protezione-dominazione bizantina, sviluppando un fiorente commercio nell’Adriatico e nel Mediterraneo Orientale, divenendo nel XI secolo una Repubblica marinara in grado di poter rivaleggiare con Venezia.

Dal 1204 al 1358, Dubrovnik passò sotto il controllo dei Veneziani, per poi successivamente garantirsi un’indipendenza di fatto versando tributi annuali prima al Regno di Ungheria e poi all’Impero Ottomano. E fu proprio dopo la dominazione veneziana che Ragusa raggiunse il suo massimo splendore, divenendo un centro culturale e commerciale di primaria importanza nel Mediterraneo.

Il suo declino iniziò, come per tutte le Repubbliche marinare, con la scoperta dell’America e lo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico e continuò inesorabile durante il dominio ottomano, finendo sballottata da un paese all’altro fino al 1919, quando entrò a far parte del Regno di Jugoslavia.

Oggi è una delle destinazioni più gettonate a livello mondiale, soprattutto grazie dalla famosa serie tv Game of Thrones, che ha ambientato parte delle sue scene a Dubrovnik. Ciò ha innescato una vera e propria invasione di turisti, destando preoccupazione anche presso l’ Unesco, di cui Dubrovnik fa parte dal 1979, che ha lanciato un monito all’amministrazione comunale per l’eccessivo carico di visitatori che sta mettendo a rischio il patrimonio storico di questa città unica.

Scegliere Dubrovnik come meta per le proprie vacanze estive è a mio parere un suicidio: in estate viene letteralmente presa d’assalto, soprattutto dai croceristi, che vi trascorrono solo qualche ora ma quanto basta per intasare il piccolo centro. Proprio per evitare tutto ciò, ho deciso di andarci a fine aprile, per godermi la città senza calca ed evitare di incagliarmi in gruppi organizzati.

Per raggiungere Dubrovnik ci sono voli diretti con la Croatian Airlines da Roma e con Volotea da Venezia o via nave da Bari con Jadrolinija. L’aeroporto si trova nei pressi di Cavtat, a circa 20 km dal Dubrovnik e il centro è raggiungibile con un bus-shuttle che si ferma vicino all’ingresso delle mura.

Dopo aver guardato i profili di diversi hotel, ho deciso insieme a mia madre, mia compagna di viaggio, di prendere alloggio in centro, strategico per i nostri piani di visita. La nostra scelta è caduta su Scalini Palace, palazzo storico ristrutturato con camere moderne e a due passi dallo Stradun, la via principale di Dubrovnik, una giusta via di mezzo tra gli hotel, alcuni dai prezzi davvero esagerati, e gli appartamenti, molto più economici ma esageratamente spartani.

La nostra visita è durata tre giorni e ci siamo volute concentrare soprattutto sulla città, che abbiamo girato in ogni suo angolo e viuzza, riuscendo a scovare i pochi locali che ancora abitano all’interno delle mura e a ritagliarci dei piccoli angoli di paradiso per goderci questo gioiello dell’Adriatico, lontani dal chiasso dello Stradun che già pullulava di turisti.

La Città vecchia

Regola numero uno: se volete scoprire Dubrovnik stracciate le mappe e perdetevi! Dopo il terremoto del 1667, che rase quasi completamente al suolo la città, Dubrovnik fu ricostruita con vie ortogonali che confluivano nello Stradun e risulta per questo davvero facile da girare.

La zona bassa e pianeggiante di Dubrovnik è quella più affollata perchè di più facile accesso. Quasi tutte le attrazioni principali si trovano nello Stradun o nelle immediate vicinanze. Per questo abbiamo accuratamente evitato di soffermarci nella via centrale, almeno durante il giorno. Purtroppo la via centrale è stata banalizzata e mortificata da numerosi negozi di souvenir e bar per turisti, alterando la bellezza e l’eleganza di questo lungo viale lastricato.

Dubrovnik conserva ancora degli angoli autentici nelle zone alte della città, dove sono ancora presenti alcuni edifici originali non colpiti dal bombardamento del 1991, durante la Guerra dei Balcani, da cui Dubrovnik uscì fortemente danneggiata. Il 90% degli edifici che si vedono oggi sono di ricostruzione post-bellica.

Preziosa è stata la presenza di mia madre, che era già stata a Dubrovnik nel 1989, quando ancora la città era “slava” e popolata dai locali, oggi fuggiti nella città nuova per affittare i vecchi appartamenti ai turisti. Poter ascoltare i suoi ricordi e le sue memorie mi ha permesso di vedere la città con il filtro del tempo e della quotidianità perduta. Cercavo di immaginare come fosse: dove oggi ci negozi di souvenir o bar riuscivo a vedere la bottega del macellaio o il panificio di 30 anni fa’ …improvvisamente tutto prese un colore diverso; la vita della città riprendeva forma e i miei sensi erano inebriati da questa percezione immaginaria.

Forse oggi Dubrovnik è più bella e curata di quanto non lo fosse quando c’era la cortina di ferro, ma è come se ora qualcuno o qualcosa le avesse strappato l’anima, quell’anima che andavo cercando e che volevo assolutamente trovare.

La trovai nella parte alta della città, dove dei bambini giocavano a palla nel piccolo parchetto davanti a casa o a nascondino tra le calli. Le finestre delle loro case erano aperte e si intravedevano mamme e nonne occupate a preparare la cena e a richiamare i bambini. Più avanti mi trovai davanti un qualcosa di assolutamente eccezionale: un campetto da basket a strapiombo sulla città: un sogno per una sportiva come me!

Era quasi sera e il sole pian piano scompariva all’orizzonte. Lentamente i turisti defluivano dal centro, lasciando il palco alle voci dei bambini e dei ragazzi che giocavano nel campetto. Pura poesia, che mi godevo appollaiata su un muretto, incantata.

Prima che il sole tramontasse ci intrufolammo in una porticina sulle mura, non consapevoli di dove quell’apertura ci avrebbe portate. Improvvisamente ci trovammo su una scogliera che dava sul mare aperto, dove una barchetta con un pescatore remava lentamente fermandosi a raccogliere i polpi incagliatisi negli ami. Il chiasso della città era svanito, le mura ovattavano qualsiasi rumore, regnava il silenzio e si sentivano solo le onde del mare accarezzare gli scogli. La pace dei sensi.

La sera il centro si svuota e la città diventa “nostra”. Le luci che illuminano i bellissimi palazzi in pietra e le chiese, creano un effetto davvero suggestivo. Decidiamo di cenare al ristorante Proto, ritenuto il miglior ristorante di pesce della città e con specialità dalmate. La location è davvero chic, in un edificio di fine ‘800 e con terrazza al primo piano in una laterale dello Stradun. I prezzi sono adeguati all’ottima qualità del cibo e del servizio, davvero impeccabile.

Altro ristorante degno di nota ma più informale è Lady Pi Pi, una terrazza con pergola ricoperta di viti dove la specialità sono le grigliate di carne e i cevapcici. Fortemente consigliatoci da Mateo, proprietario del nostro piccolo hotel, è Pantarul; ristorante dal design creativo, molto frequentato dai locali per il suo ottimo rapporto qualità/prezzo, che si trova nella città nuova ed è facilmente raggiungibile con il bus che porta a Lapad. I piatti richiamano la tradizione dalmata ma vengono riproposti in chiave moderna e con piccole reinterpretazioni, inoltre, pane, pasta e dolci, sono tutti fatti in casa!

Una città da contemplare

Attorno a Dubrovnik ci sono molti punti panoramici che offrono viste spettacolari sulla città.

La più scenografica è senza dubbio quella dal monte SrÐ (si pronuncia “srg” con la g dolce), che divide il piccolo gioiello fortificato dai Balcani carsici della Bosnia. In cima ad esso, a vegliare sulla città, c’è una fortezza, oggi museo dell’Indipendenza croata con foto e testimonianze raccolte da un fotografo americano durante la Guerra dei Balcani. Costruita durante il periodo napoleonico dalle truppe francesi, nel 1991 divenne un presidio strategico delle truppe croate per proteggere Dubrovnik dall’avanzata serba. Da qui si ha una vista a 360 gradi su Dubrovnik e le isole vicine.

Altro luogo per vedere la città dall’alto, ma più da vicino, sono le mura. Il biglietto d’ingresso, dal prezzo davvero spropositato (20€ a testa), è ricompensato, soprattutto all’ora del tramonto, dai colori caldi che le case assumono quando il sole inizia a calare…la leggera brezza, il suono delle campane e le rondini in volo completavano l’immagine eterea della città che ancora conservo nel mio cuore. La pace dei sensi.

Terzo punto per ammirare Dubrovnik è il mare. Il mare è l’essenza dell’esistenza di questa città e non c’è esperienza che più renda questo legame indissolubile della navigazione in kayak. Avevo letto di questa possibilità nel blog di Marco&Chiara e così abbiamo prenotato la nostra escursione per il girono successivo. Era la prima volta in kayak sia per me che per mia madre e, dopo un po’ di tentennamento iniziale, siamo riuscite a trovare la giusta sincronia con i remi e per procedere a ritmo spedito. L’istruttore ci ha condotte prima a Lokrum, isola dal verde rigoglioso e giardino botanico protetto, dove i Benedettini costruirono un monastero nell’XI secolo, oggi purtroppo disabitato. Il percorso continua con il periplo dell’isola e la sosta in una spiaggetta accessibile solo dal mare, per poi tornare a Dubrovnik, remando ai piedi delle mura. La prospettiva dal basso riesce a far percepire l’imponenza del sistema murario e di quanto le persone siano piccole a confronto. In tutto, il percorso è di 7 km e dura circa 4h. Esperienza assolutamente consigliata anche se siete principianti!

Ragusa vecchia, il primo insediamento a Dubrovnik

Ragusa vecchia, oggi Cavtat, è stato il primo insediamento della zona. Di fondazione greca, oggi è un piccolo borgo marinaro a pochi km da Dubrovnik, luogo ideale per chi vuole fuggire per qualche ora dal caos. Il borgo si estende sul crinale di una piccola altura che scende dolcemente verso il mare. Dell’antico insediamento greco oggi rimangono solo pochi resti e non sono visitabili. Merita senza dubbio la passeggiata sul lungo mare all’ombra dei pini marittimi, il cui verde si riflette sul mare, rendendolo color acqua marina.

Dubrovnik è forse uno dei luoghi più magici che abbia visto, ma per coglierne l’ essenza, quell’essenza che tanto ha affascinato Byron e Shaw, è necessario recarvisi quando è bassa stagione, in modo da poterne vivere gli spazi in libertà ed in tranquillità, cogliendone tutte le sue sfumature cromatiche e sonore e il suo inconfondibile profumo di mediterraneo.

 

Sognatrice e nostalgica, amo la storia, l’arte classica e l’attualità. Prediligo le destinazioni meno conosciute e rifuggo le masse di turisti. Mi piace entrare a contatto con la comunità locale e conoscerne i segreti. Destinazione preferita: i paesi del Mediterraneo.

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